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Un antico borgo, urbanisticamente sviluppatosi nel corso dei suoi 500 anni circa di storia, sospeso tra la frenetica pianura Metapontina e le silenziose alture disposte a segnare il confine tra Calabria e Basilicata, anticamera del Parco del Pollino ed antico luogo di incontro e di scambi tra le popolazioni lungo le secolari vie di comunicazione. Un territorio, quello rotondellese, di oltre 7.500 ettari, che si allunga dall'area di Monte Coppola, zona di enorme interesse archeologico dove molti studiosi e ricercatori ritengono fosse ubicata la città di Lagaria fino alle rive dello Jonio, delimitato dal tratto terminale del bianco alveo del fiume Sinni (navigabile sino al XVII secolo). Nell'area di Piano Sollazzo sono venuti alla luce i resti di un villaggio risalente alla Media Età del Bronzo (1.500 a.C.).

La sottostante piana della Trisaia, con i suoi villaggi, con le sue fattorie, con gli ampi magazzini per lo stoccaggio dei prodotti, ha condiviso il destino di Siris e della romana Heraclea. Testimonianze a noi più vicine giungono dal Medio-Evo.

Fonti archivistiche e bibliografiche documentano l'esistenza dei villaggi di Rotunda Maris e di Trisaia (Terra dei Tre Santi) scomparsi intorno al XV secolo, del Monastero Basiliano di Santa Maria delle Lauree e delle chiese di S.Pietro e S.Andrea Apostolo. Di quel lontano periodo soppravvivono ancora oggi gli antichi toponimi.

L'odierna Rotondella ha origini più recenti che collocano l'edificazione sul colle Limpidina del suo nucleo originario (Palazzo baronale, Torre di avvistamento, magazzini e qualche piccola abitazione) tra il 1510 ed 1520. La costruzione fu voluta dalla famiglia Sanseverino. Da allora, la crescita urbanistica è stata lenta e graduale, ed è terminata soltanto recentemente. Vi dimoravano braccianti e gestori del feudo di Rotondella, e per brevi periodi commercianti di bambagia coltivata nella zona di Caramola, lungo il Sinni.
Nel Decennio francese, quando vennero ridisegnati i nuovi assetti territoriali, Rotondella divenne sede di Circondario e successivamente di Mandamento (dopo il 1860) con la presenza di vari ed importanti uffici interterritoriali. Ciò ne fece il centro di riferimento per i Comuni vicini.

Alla seconda metà del Settecento risalgono gli ampi ed ariosi palazzi gentilizi con portali e mascheroni in pietra lavorata, ad evocare un sapore vagamente barocco. Di notevole pregio architettonico ed artistico anche le chiese oltre ad alcuni casali presenti nell'agro rotondellese.

L'agricoltura rotondellese, concentrata nelle aree irrigue di Trisaia e Caramola ha subito nell'ultimo ventennio sostanziali mutamenti passando dalle colture tradizionali a quelle ortofrutticole (arance, clementine, pesche, kiwi, fragole,) che trovano una ottima collocazione sui mercati italiani ed europei. Particolarmente apprezzata la produzione di albicocche integrate destinata alle linee dietetiche e prima infanzia di importanti aziende ed al mercato del fresco.

Sempre in Trisaia, si sta sviluppando il nuovo abitato di Rotondella Due oltre ad alcuni insediamenti artigianali, mentre sono state avviate azioni di recupero delle abitazioni del centro storico (servito da una rete di distribuzione di metano) anche per creare un'offerta turistica che molti iniziano già ad apprezzare.

Altre iniziative di valorizzazione interessano l'area marina di Lido Rivolta, dove sono state realizzate da tempo le infrastrutture primarie e quella di Bosco Finocchio/Monte Coppola, un'autentica risorsa per le valenze archeologiche, floro-faunistiche e paesaggistiche.

Le tradizioni locali, gli studi storici e le varie ricerche sul terreno documentano un ricco complesso di notizie, dal quale risulta evidente che l'odierno Comune di Rotondella si è sviluppato nel tempo secondo scelte precise, motivate dalla felice posizione dell'altura e dei terreni sottostanti dislocati in prossimità del tratto terminale del Fiume Sinni e della linea di costa. I ritrovamenti archeologici attestano che tutto il territorio fin dall'antichità è stato interessato da una notevole frequentazione umana ed abitato per lo meno dalla Media Età del Bronzo (1500 a.C. ca.).

Tutte le preesistenze archeologiche concorrono a dimostrare che il territorio dell'odierna Rotondella fu frequentato ed abitato fin dalla più remota antichità, proprio a causa della sua felice posizione geografica, che lo inseriva nella zona di confluenza fra la litoranea, i percorsi che scendevano da retroterra ed i punti di approdo sul mare, naturalmente utilizzando come agente veicolante di penetrazione il percorso dei corsi d'acqua, in primis il Fiume Sinni. Quasi certamente a motivo della sua posizione privilegiata che domina la vallata del Sinni dall'alto delle propaggini del Timpone del Caprio (576 m) e permette di spaziare con lo sguardo fino al mare, e forse anche a causa della forma circolare del primo insediamento, Rotondella era denominata in antico con il toponimo di Rotunda Maris.

 Ancora oggi il paese si presenta visivamente come una vera rotonda, poiché l'assetto urbanistico del centro abitato segue l'andamento rotondeggiante del colle secondo le curve di livello, disegnando la viabilità in forma di una spirale che partendo dalla cima si snoda lungo le pendici. Ma, per quanto la regione fosse variamente abitata già dai tempi più antichi, la documentazione conservata e l'assenza di tradizioni leggendarie di notevole vetustà attestano senza dubbio che fino al Cinquecento il luogo dove sorge il paese dovette essere relativamente poco popolato, adempiendo unicamente alla funzione di centro di vedetta per la difesa del territorio circostante, proprio a motivo dell'alta e felice posizione panoramica. Nella citata documentazione archivistica, il nome Rotunda Maris compare già nel registro dei Baroni compilato fra il 1154 e il 1168.

Nel vicino feudo di Trisaia la sicura presenza dei monaci basiliani era attestata dalle Chiese di S. Pietro, S. Andrea Apostolo e S. Maria delle Lauree. In un documento del 1193 sono citate le Chiese di S. Andrea Apostolo e S.Sophia. Nel 1197 vennero donati al Monastero di S. Elia la Chiesa di S. Andrea Apostolo e ed i diritti di pascolo, di legnatico e di uso delle acque nel territorio di Rotunda Maris.

Nel 1221, durante una sua visita nelle regioni meridionali, l'Imperatore Federico II incontrò anche Roberto, Vescovo di Anglona e Palumbo, Abate del Monastero Cisterciense di S. Maria del Sagittario, e gli riconobbe beni e privilegi in Rotunda Maris e Trisaia. Nel 1231, Federico II riconobbe alla Chiesa Cattedrale di Anglona il possesso del Monastero di S. Maria del Lauro "sita in tenimento Rotundae Maris". Dieci anni più tardi, invece, in un diploma datato 14 febbraio 1241, l'Imperatore chiudeva definitivamente la questione decretando che la Chiesa di S. Maria del Lauro, sempre definita come "sita in Tenimento Rotundae Maris", rientrava nei possedimenti del Monastero del Sagittario e veniva citato anche un presbitero di nome "Ricardus de Rotundis, Anglonensis canonicus", evidentemente nativo dell'antica Rotondella.

Durante il periodo angioino (1266-1442), dal susseguirsi dei passaggi di proprietà e le conseguenti nuove tassazioni - nei resoconti delle quali si risale all'entità dei nuclei familiari (detti "fuochi") -, si rileva in questo e negli altri feudi della Basilicata un graduale abbandono di ampi territori. Nel 1269, Rotunda Maris ed Intrisagia (Trisaia) fu tra i feudi concessi a Riccardo di Chiaromonte, il quale dai contratti di fitto e dalle modeste attività agricole dei coloni ritraeva un profitto di relativa entità. Lo stesso Riccardo, più tardi, assegnò a Raone Grifo ed a Rogerello di Manerio il Feudo di Intrisagia.

Nel 1280, il Re Carlo d'Angiò impose un tributo per l'ampliamento del Castello di Melfi: maggiore per l'Oppidum Rotunda Maris e molto inferiore per Trisaia. Nel 1282, assieme agli abitanti di altri centri abitati, quelli di Rotunda Maris e di Trisaia risultavano tenuti a contribuire al mantenimento del Castello di Policoro. Nel 1291, in un diploma di Roberto Cistercense, Vescovo di Anglona, a favore della Chiesa Cattedrale di quella città, viene citata la "Ecclesia Sanctae Mariae de Lauro, sita in Tenimento Rotunda Maris".

Il centro di Rotunda Maris compare nei Cedolari delle tasse angioine del 1276-77, 1306 e 1320, ma non più in quelli datati 1415. Dal confronto con altri siti citati in quella documentazione, nel Trecento il numero degli abitanti del territorio di Rotunda Maris doveva essere sufficientemente rilevante.

Quasi certamente, il vero e proprio nucleo del preesistente villaggio perì nel periodo intercorso fra gli ultimi due rilevamenti a causa della crisi economica e demografica, della peste del 1348 e delle non facili condizioni che la vita imponeva a chi si ostinasse ad abitare una zona collinare assolutamente priva di acque sorgive. Nel 1369, Anglona venne distrutta da un incendio appiccato da soldatesche e Venceslao Sanseverino, Conte di Tricarico e Chiaromonte, riconfermò al Monastero del Sagittario gli antichi beni e privilegi in Rotunda Maris e Trisaia.



Rotondella e la LUCANIA
Testimonianze preistoriche
Rotondella: Fino al 1400
Rotondella: Dal 1400 al 1700
Rotondella: Dal 1700 al 1800
Rotondella: Dal 1800 al 1900
Heraclea: tra Siri ed Aciri
La famiglia Sanseverino
B
R
U


Popolazione Residente: 3126
Superficie Totale: 7553 ha
N.U.L. su 100 ab.: 55
.U.L. ind. su tot. U.L.: 27.1
Autovetture su 100 ab.: 332
Densità demogr. (ab/Kmq): 48
Numero famiglie: 1268
N. aziende agricole: 796
Sup. media per azienda agricola (ha): 7
Autorizzazioni comm. per 100 ab.: 11








Carlo I d'Angiò

Carlo I d'Angiò
Figlio del re di Francia, Luigi VIII (detto il Leone) e di Bianca di Castiglia, figlia di Alfonso VIII di Castiglia e di Eleonora d'Inghilterra (quest'ultima figlia di Eleonora d'Aquitania e del re d'Inghilterra Enrico II Plantageneto). Inoltre era fratello del re di Francia, Luigi IX (detto il Santo).

Il 31 gennaio 1246 Carlo sposò la contessa di Provenza e di Forcalquier, Beatrice (1234 - 1267). Per effetto di questo matrimonio Carlo divenne lui stesso conte di Provenza e Forcalquier; inoltre il re di Francia Luigi IX lo creò in questa occasione conte d'Angiò e del Maine, generando di fatto un nuovo ramo della dinastia angioina.

Divenuto conte di Provenza, Carlo riuscì in pochi anni a rendere il governo della contea completamente dispotico.

Saluto d'argento di carlo I

S. Maria di Anglona
 
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