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Nonostante il sensibile ridimensionamento determinatosi negli anni '61-'91, gli attivi nel settore delle costruzioni rappresentano ancora oggi la quota più consistente tra i diversi rami di attività, questo perché l'agricoltura continua a non avere, un ruolo considerevole.

La stabilità numerica del dato sugli imprenditori e liberi professionisti nasconde sostanziali cambiamenti avvenuti nei diversi settori di attività economica. I rami di attività in espansione sono soprattutto l'industria delle costruzioni e di installazioni di impianti ed il commercio.

Il tessuto industriale, caratterizzato da piccole forme, sta assumendo un carattere preponderante nell'apposito P.I.P., mentre il piccolo artigianato tipico e tradizionale non riesce ad avere la valorizzazione e gli spazi necessari per continuare ad essere attivo.
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Scarseggiano inoltre i servizi avanzati di consulenza e pianificazione per le imprese. Il tasso di disoccupazione della popolazione residente attiva al censimento del 1991 (fonte ISTAT - 13o censimento della popolazione), è del 26,8 %, a fronte del tasso di disoccupazione dell'area che ammonta al 27,7 %.

L'artigianato.
La realizzazione di una miriade di piccole e grandi opere pubbliche, soprattutto a partire dal 1981 e cioè conseguentemente al terremoto, nei centri storici (edilizie ed infrastrutturali), nelle campagne e nelle nuove aree industriali nel cratere, sostenute dai flussi finanziari della L. 219/81, ha funzionato come catalizzatore di energie imprenditoriali che collocandosi sul mercato hanno dato vita a piccole e qualche volta piccolissime imprese artigiane (autotrasportatori inclusi) che rischiano nell' arco dei prossimi anni di scomparire qualora non riescano a riconvertirsi verso nuove attività produttive e di servizio. Sono del tutto in via di estinzione gli artigiani tradizionali come il calzolaio, la ricamatrice, il fabbro, il marmista, etc.

L'agricoltura.
Il territorio agricolo è sostanzialmente diviso in due parti: quello irriguo, destinato per buona parte alle colture agricole, e quello asciutto, interessato dalle zone interne e più elevate altimetricamente. Le aree asciutte sono destinate quasi esclusivamente alla cerealicoltura e alla olivicoltura pur comprendendo le zone a vegetazione spontanea (pascoli permanenti e resti di macchia mediterranea) e le zone calanchive e boschive. Le zone irrigue e quindi spiccatamente agricole sono caratterizzate da colture diverse che rendono il paesaggio agrario vivacemente diverso. Le colture più importanti riguardano gli agrumi (arance, clementine, mandarini), albicocche e pesche-percoche. Nelle aree di alta collina e montane si trovano tre destinazioni colturali prevalenti: - pascoli permanenti nudi o cespugliati con arborature molto estensive; - formazioni boschive, da rimboschimenti recenti; - formazioni boschive storiche. Le aziende agricole presentano una dimensione varia, la maggiore concentrazione si ha nell'intervallo che va dai 2 ai 5 ettari.





















   
 
 
   
 

 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
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