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Una particolarità dell'area è costituita dal M. Coppolo (dal toponimo calabrese "Koppula", berretto). Prima della confluenza col Sarmento il Sinni si stringe fino a 33 metri dì larghezza all'interno di una forra dominata da un lato da Colobraro e dall'altra dal M. Coppolo (890 metri). Quest'ultimo è un massiccio dirupato e strapiombante facilmente accessibile solo sul lato della sella della Palombaia (attraverso la quale passava l'antica strada di penetrazione lungo la valle del Sinni).
 
Tutto il monte è circondato dalle mura di fortificazione che racchiudono un'acropoli attribuibile al IV secolo, nella quale le testimonianze antiche vogliono vedere la città di Lagaria (fondata secondo la leggenda da Epeo, costruttore del cavallo di legno) una delle fortezze corrispondenti al periodo in cui la Grecia costruì molte città trincerate formanti sistemi regionali di difesa nei confronti dei Bruzi e dei Lucani.

Lagaria, di cui parla Strabone, era una fortezza collocata tra Turi e il Sinni, famosa per i suoi vini medicinali. La conferma viene da Plinio il Vecchio, che sostiene tali vini essere un prodotto della campagna non lontana da Grumento. Il riconoscimento di Lagaria nell'acropoli del M. Coppolo corrisponde alle descrizioni, e pone la città all'imbocco di uno dei più antichi valichi del versante ionico del Pollino, in posizione strategica tra le pianure del golfo di Taranto e l'interno appenninico aperto al Tirreno in una fase anteriore alla colonizzazione greca dello Ionio. La città fu fortificata per la pressione lucana, e cadde sotto l'egemonia romana solamente dopo la caduta di Taranto
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Come dice il nome del monte, che allude alla sua massima altezza, 890 m s.l.m., esso è il più rilevato di questo versante dei rilievi ed arduamente accessibile, essendo cinto da strapiombi su tutti i lati, ad eccezione per dove, sul lato sud-est, una sella lo collega alle dorsali interne, permettendo da qui una più facile ascesa. Proprio sulla sommità del monte fu costruita nel IV secolo a.C. una potente cerchia di mura megalitiche, che con un perimetro di oltre due chilometri difendeva l’abitato al suo interno, mentre proprio sulla vetta l’ultima difesa dell’acropoli era data da un anello fortificato di 350 m di perimetro. Le mura, in scaglioni naturali di monte, calcarei, poligonali o più o meno parallelepipedi, si conservano oggi fino a un’altezza massima di 3 m e sono spesse, a seconda dei tratti, da 1,1-1,95 a 2,3-2,4 m.

Sul versante dove l’accesso è più facile, le fortificazioni scendono inglobando un balza più avanzata a promontorio e sono ulteriormente difese da un fossato. Qui sono i resti di una porta a corridoio, la Porta di Ferro come la chiama la tradizione popolare, larga 3 m, e la difesa era aumentata da una torre avanzata, semicircolare, di 5,4 m di diametro, costruita questa in facciata con blocchi parallelepipedi ben lavorati a squadro (figg. 73-78).

L’acropoli presenta due porte, poste tra loro in posizione diametralmente opposta rispetto al circuito ed entrambe aperte entro l’ambito urbano, larghe 1,45 e forse 3 m. Un assai incongruo restauro praticato dalla Soprintendenza Archeologica a tutto il versante sud est delle mura, ha completamente falsato l’aspetto della fortificazione, eretta nella nuova versione a maceria ricavata non poco dalla frantumazione degli antichi blocchi, senza distinzione dalle parti originarie e con l’apertura di una porta più orientale, inesistente in origine (figg. 79-83).

Le tracce di due templi sono all’interno della rocca, uno sulla sommità, uno verso il limite settentrionale delle mura. Un grande terrazzamento in opera poligonale regolarizza un piano urbano sull’alta mezzacosta del versante sud est del declivio; un lacus, cioè un bacino di raccolta dell’acqua piovana, alimentato anche da una sorgiva, si trova sul versante occidentale, centrale al monte.

Quanto si vede della città appartiene essenzialmente all’età lucana, del IV-III secolo a.C. All’interno dell’abitato è stato però riconosciuto materiale ceramico che va dal IX secolo a.C. all’età imperiale romana, per cui l’arco di vita dell’insediamento è stato assai più lungo di quanto normalmente si riscontra. E’ stato proposto di identificare questa città, così potentemente fortificata in area sirita, nell’antica Lagaria.

Il mito vuole la fortezza di Lagaria fondata da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia, che qui avrebbe consacrato, in un tempio dedicato ad Atena Eilenia, gli strumenti di lavoro con i quali aveva eretto il celebre cavallo di legno, con i quali i Greci erano riusciti con l’inganno a entrare nella città nemica. Epeo aveva dedicato nel tempio, è stato notato dagli studiosi, le asce, che sono proprio il simbolo religioso del potere nella civiltà minoico-micenea; mentre l’epiteto di Eilenia dato ad Atena identifica la divinità con Eileithye, la Grande Madre proprio venerata nell’Isola di Creta, ovverosia la Gran Madre propria della Troade, Cibele. La città, famosa per i suoi vini, è ricordata per questo ancora in età imperiale romana. L’area è stata vincolata dalla Soprintendenza Archeologica per la Basilicata in base alla legge 1089 del 1939.

Monte Coppolo è oggi accessibile per una strada asfaltata proveniente da Valsinni e da Rotondella, che passa sulla sella sud-orientale del monte. Da qui uno stradello pedonale è stato di recente sistemato per raggiungere la sommità del monte e una recinzione in legno aiuta a orientarsi tra una vegetazione infestante che altrimenti renderebbe assai difficile l’accesso e l’orientamento. Per la visibilità e la valorizzazione del sito, molto si può fare con un’attenta opera di disboscamento, semplici interventi di consolidamento e pulizia delle mura, l’apertura di nuovi sentieri, la messa in opera di una cartellonistica esplicativa.












   
 
 
   
 


 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
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