Le testimonianze preistoriche di frequentazione umana vicino le valli del Fiume
Sinni iniziano a datare già dal Paleolitico Superiore (VIII-VII millennio a.C.).
Sappiamo che, successivamente, quando le pianure costiere lentamente emergevano
dagli immensi acquitrini ai piedi dei boschi lussureggianti che ricoprivano le
pendici dei monti, l'uomo aveva già costituito sul territorio i primi stabili
insediamenti. Uno dei maggiori assi viari preistorici è stato quello che
collegava la zona del Materano con la Calabria percorrendo le dorsali montuose.
Questa penetrazione della regione, fin dalla più alta antichità, fu il risultato
del confluire di tre diverse correnti di civiltà migratorie: quelle provenienti
a nord dalle pianure pugliesi, ad ovest dalle grandi vie fluviali e ad est dalle
vie commerciali marittime.
Alla fine del II millennio a.C. dobbiamo riconoscere come preminente al centro della
regione la città di
Pandosia (l'odierna S. Maria
d'Anglona), capitale dei Chaoni, fulcro dei traffici correnti fra l'Apulia e il
Bruzio e punto di riferimento dei commerci marittimi del mondo miceneo.
La stessa mitologia greca, localizzando in questa zona molti episodi delle
complicate vicende divine ed eroiche, conferma implicitamente le secolari
tradizioni storiche della regione. Fra le altre, pure le diffuse testimonianze
del culto delle acque continuate anche durante l'età romana attestano la grande
importanza dello sfruttamento delle numerose confluenze fluviali come vie
privilegiate di comunicazione con la costa e le popolazioni che potevano
giungere attraverso il mare.
Circa un cinquantennio dopo la grande colonizzazione greca achea di Sibari e
Metaponto, da elementi ionici ed eolici d'Asia presso la foce dell'omonimo fiume
viene fondato il nuovo insediamento di
Siri. A
differenza delle vicine colonie nate da migrazioni in massa di popolazioni
povere e retrograde, il nucleo della nuova città è un'aristocrazia venuta a
garantirsi una vita migliore con una nuova proprietà terriera. L'opulenza e il
lusso dei Siriti divennero presto celebri ed il suo porto fluviale garantiva un
sicuro accesso alle navi lungo queste coste prive di ancoraggi, al centro di
un'immensa e fertilissima pianura. Questo stesso sviluppo fu la causa della fine
della città, a causa dell'inevitabile urto con le vicine Metaponto e Sibari per
la concorrenza commerciale. La coalizione delle vicine città achee determinò la
distruzione di Siri tra il 535 e il 530 a.C.
Nel contesto delle mutate condizioni storiche, verso il 433 a.C., ad opera di
Taranto e Thourioi avvenne la fondazione di
Eraclea, poco più all'interno della vecchia Siri, che ne veniva a
costituire lo scalo marittimo. Il nuovo stanziamento, comunque, si insediò su di
un precedente centro abitato risalente almeno al VII sec. a. C.
La nuova città, anche nei periodi di maggiore sviluppo, fu e rimase un grosso
paese di provincia, soddisfatto della sua solida economia agricola, che ben
s'inseriva nella fitta ed ininterrotta rete di villaggi che, appoggiandosi alla
Litoranea Ionica definitivamente emersa dalle paludi costiere, con l'amplissima
zona pianeggiante collegava laboriosamente le falde montane al mare.
Con il tempo, però, l'incessante pressione delle popolazioni lucane portarono al
lento processo di integrazione dei diversi gruppi etnici e ad una maturità
economico-sociale notevolmente evoluta. Nel 317 a.C., dopo una lunga offensiva,
i Romani presero possesso della regione. Nello stesso periodo, vennero
fortificati i siti strategici dell'antico percorso preistorico attraverso le
dorsali montuose. Benché impervio e selvaggio, questo cammino era
ancora il più sicuro: per tale motivo è stato sfruttato nei secoli e i suoi
punti più alti sono stati utilizzati per l'impianto di postazioni di vedetta e
di difesa documentati in età ellenistica, medioevale e normanna, fino all'età
moderna.Accettata più tardi la cittadinanza romana, Eraclea e le altre città del
territorio condussero nei secoli una vita prospera e tranquilla: finché,
subentrati i latifondi ai piccoli possedimenti fondiari, il successivo abbandono
delle campagne determinò il decadimento dei centri abitati dalla conduzione
essenzialmente agricola. A partire dalla tarda età imperiale, soprattutto a
causa delle invasioni barbariche la regione cadde nel più completo abbandono,
accompagnato dall'impaludamento dei fiumi, dall'estendersi degli acquitrini e
dei pascoli e dalla spaventosa avanzata della malaria. La dominazione longobarda
portò ad un riassetto militare della zona ed alla conseguente fortificazione dei
diversi siti strategici (VI sec. d.C.). L'iniziale penetrazione bizantina non
condusse ad un sostanziale mutamento delle condizioni di vita, nonostante la più
consistente presenza religiosa di carattere cristiano-orientale.