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Stato
Regione
Provincia
CAP

Italia
Basilicata
Matera (MT)
75026

Cod. ISTAT
Abitanti
Superficie
Altitudine

077023
2.943 (12-2008)
76 km²
575 m s.l.m.

Densità
Prefisso
Patrono
G Festivo

38,7 ab./km²
0835
S. Antonio di Padova
13 giugno

Popolazione
Superficie
N.U.L. su 100 ab.
N.U.L. ind. su tot. U.L.

3.126
7.553
55
27,1

Autovetture su 100 ab.
Densità dem.(ab/Kmq)
Numero famiglie
N. aziende agricole

332
48
1268
796




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Il Monte Coppolo e la Città di Lagaria
La civiltà minoico-micenea

Una particolarità dell'area è costituita dal M. Coppolo (dal toponimo calabrese "Koppula", berretto). Prima della confluenza col Sarmento il Sinni si stringe fino a 33 metri dì larghezza all'interno di una forra dominata da un lato da Colobraro e dall'altra dal M. Coppolo (890 metri). Quest'ultimo è un massiccio dirupato e strapiombante facilmente accessibile solo sul lato della sella della Palombaia (attraverso la quale passava l'antica strada di penetrazione lungo la valle del Sinni).

Tutto il monte è circondato dalle mura di fortificazione che racchiudono un'acropoli attribuibile al IV secolo, nella quale le testimonianze antiche vogliono vedere la città di Lagaria (fondata secondo la leggenda da Epeo, costruttore del cavallo di legno) una delle fortezze corrispondenti al periodo in cui la Grecia costruì molte città trincerate formanti sistemi regionali di difesa nei confronti dei Bruzi e dei Lucani. Lagaria, di cui parla Strabone, era una fortezza collocata tra Turi e il Sinni, famosa per i suoi vini medicinali. La conferma viene da Plinio il Vecchio, che sostiene tali vini essere un prodotto della campagna non lontana da Grumento. Il riconoscimento di Lagaria nell'acropoli del M. Coppolo corrisponde alle descrizioni, e pone la città all'imbocco di uno dei più antichi valichi del versante ionico del Pollino, in posizione strategica tra le pianure del golfo di Taranto e l'interno appenninico aperto al Tirreno in una fase anteriore alla colonizzazione greca dello Ionio. La città fu fortificata per la pressione lucana, e cadde sotto l'egemonia romana solamente dopo la caduta di Taranto.

Come dice il nome del monte, che allude alla sua massima altezza, 890 m s.l.m., esso è il più rilevato di questo versante dei rilievi ed arduamente accessibile, essendo cinto da strapiombi su tutti i lati, ad eccezione per dove, sul lato sud-est, una sella lo collega alle dorsali interne, permettendo da qui una più facile ascesa. Proprio sulla sommità del monte fu costruita nel IV secolo a.C. una potente cerchia di mura megalitiche, che con un perimetro di oltre due chilometri difendeva l’abitato al suo interno, mentre proprio sulla vetta l’ultima difesa dell’acropoli era data da un anello fortificato di 350 m di perimetro. Le mura, in scaglioni naturali di monte, calcarei, poligonali o più o meno parallelepipedi, si conservano oggi fino a un’altezza massima di 3 m e sono spesse, a seconda dei tratti, da 1,1-1,95 a 2,3-2,4 m.

Sul versante dove l’accesso è più facile, le fortificazioni scendono inglobando un balza più avanzata a promontorio e sono ulteriormente difese da un fossato. Qui sono i resti di una porta a corridoio, la Porta di Ferro come la chiama la tradizione popolare, larga 3 m, e la difesa era aumentata da una torre avanzata, semicircolare, di 5,4 m di diametro, costruita questa in facciata con blocchi parallelepipedi ben lavorati a squadro. L’acropoli presenta due porte, poste tra loro in posizione diametralmente opposta rispetto al circuito ed entrambe aperte entro l’ambito urbano, larghe 1,45 e forse 3 m. Un assai incongruo restauro praticato dalla Soprintendenza Archeologica a tutto il versante sud est delle mura, ha completamente falsato l’aspetto della fortificazione, eretta nella nuova versione a maceria ricavata non poco dalla frantumazione degli antichi blocchi, senza distinzione dalle parti originarie e con l’apertura di una porta più orientale, inesistente in origine.

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